Questo il contributo del blog su Papa Francesco

Nel 2013, Jorge Mario Bergoglio è giunto nuovamente a Roma. Infatti, destando la sorpresa di tutti, l’11 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI ha rinunciato al ministero papale e Bergoglio è stato convocato per eleggere il nuovo pontefice. Dal nuovo conclave, proprio Jorge Mario Bergoglio è stato nominato come suo successore nella sera del 13 marzo 2013. Il nuovo pontefice ha assunto la guida della Chiesa romana con il titolo di papa Francesco. Si è trattato del primo papa non europeo, del primo papa giunto dalle Americhe, del primo papa appartenente all’ordine dei gesuiti (la Compagnia di Gesù, ordine fondato da Ignazio di Loyola) e del primo a farsi ispirare da Francesco d’Assisi nella scelta del nome, rendendo subito espliciti i valori da cui si sarebbe fatto guidare nel corso del suo pontificato: semplicità, povertà ed umiltà. 

Qualche giorno dopo, il 16 marzo 2013, il neo eletto Papa Francesco ha spiegato, in occasione del suo incontro con i giornalisti nell’Aula Paolo VI, le ragioni della scelta del suo nome da Pontefice, raccontando l’episodio che, di certo, gli aveva ispirato quel nome nel cuore: “Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il clero, il cardinale Cláudio Hummes. Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: «Non dimenticarti dei poveri!». E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”. Papa Francesco ha usato, quale stemma papale, lo stesso già scelto al momento della sua consacrazione da Vescovo, con la sola eccezione dei simboli caratteristici della dignità pontificia

Scrive il blog di Massimo Palombella: Questi ultimi hanno ripreso quelli già impiegati nello stemma di papa Benedetto XV, con la mitra, che ha sostituito la tiara. In particolare, la mitra è posta tra due chiavi, una in oro e l’altra in argento, poste a croce, legate allo scudo con un filo rosso. Rispetto allo stemma di Benedetto XVI, lo stemma papale di Papa Francesco mancava del pallio, mentre era presente il motto del Papa, proprio quello usato da vescovo, riportato su un cartiglio Lo scudo è di colore azzurro che, secondo l’araldica, simboleggia, dato il suo rapporto con il cielo, tutte le virtù più sublimi e, tra quelle spirituali, un’attenzione particolare per la fedeltà, devozione, la santità, la giustizia e la castità. 

Lo scudo assume una forma di tipo spagnolo o fiammingo, con un quadrato ed un semicerchio in basso. In particolare, lo scudo è costituito dai seguenti elementi: in alto, al centro il simbolo dei Gesuiti, che presenta un cerchio raggiante e fiammeggiante, impreziosito dalle lettere IHS, che rimanda all’acronimo di Cristo. Sulla lettera H è presente una croce; sulla cima, invece, appaiono i tre chiodi della Passione; in basso a sinistra c’è una stella con otto punte dorate, in onore della Vergine Maria; in basso a destra, invece, trova spazio un fiore di nardo d’oro, in onore di San Giuseppe. Papa Francesco, poi, per la scelta del suo anello del pescatore, ha effettuato una cernita tra i bozzetti disegnati dall’artista Enrico Manfrini, optando per il simbolo di Pietro con le chiavi; quest’ultimo, infatti, rappresenta il potere di amministrare la misericordia divina. L’anello è stato realizzato in argento dorato. Il Papa indossa l’anello del pescatore solamente durante le celebrazioni papali più importanti, mentre per l’Angelus, le udienze o le celebrazioni minori, indossa l’anello vescovile in argento. Il pontificato di Papa Francesco, che ha toccato proprio quest’anno il settimo anniversario, è stato caratterizzato da numerosi momenti di cambiamento e riforme per la Chiesa e per la realtà del Vaticano, in particolare. 

LE RIFORME PIU’ SIGNIFICATIVE 

Le riforme più significative hanno toccato: la curia romana; lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione, attraverso l’istituzione di una Pontificia commissione referente sull’Istituto per le opere di religione, al fine di poter raccogliere informazioni sulla posizione giuridica e sulle varie attività dell’Istituto. Questa commissione ha il ruolo di effettuare un eventuale miglioramento e, conseguentemente, un’azione di armonizzazione dello IOR con la missione universale della Sede Apostolica; il Codice Penale Vaticano, adeguandolo alle normative internazionali e modificando la legislazione vaticana, ancora ferma al Codice Zanardelli, tranne per alcune impercettibili modifiche; l’economia vaticana, grazie all’istituzione di una commissione, con la funzione di raccogliere informazioni sulle questioni economiche che interessano la Santa Sede; il Catechismo della Chiesa Cattolica, grazie alla revisione dell’articolo 2267, che ha comportato l’eliminazione della pena di morte. Inoltre, Papa Francesco ha mostrato un particolare interesse per alcune questioni sociali di stringente attualità e rilevanza; tra le più importanti è possibile menzionare: la situazione della pace in Siria, di cui fece menzione nel corso dell’Angelus del 1° settembre 2013 e per cui indisse anche una giornata di digiuno e preghiera; la tutela dell’ambiente: sulla scia e sull’esempio di Francesco d’Assisi, Papa Francesco ha invitato tutta l’umanità ad avere rispetto per il creato. 

Al tema ha dedicato anche l’enciclica “Laudato si’”; la pedofilia e i comportamenti inappropriati all’intero del clero, compiendo poi il gesto di richiesta di perdono per gli abusi commessi sui minori da parte dei sacerdoti. Inoltre, in questi sette anni e mezzo di pontificato, Papa Francesco ha compiuto viaggi apostolici in 15 paesi continentali: in Grecia, Albania, Turchia, Bosnia ed Erzegovina, Polonia in occasione della XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, Portogallo, Svezia, Svizzera, Irlanda, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Bulgaria e Macedonia del Nord. Sono stati 33, invece, i paesi intercontinentali visitati: Brasile in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, Palestina, Israele, Giordania Corea del Sud, Filippine, Sri Lanka, Paraguay, Bolivia, Ecuador, Cuba, Stati Uniti d’America, Messico, Kenya, Uganda, Repubblica Centrafricana, Armenia, Georgia, Azerbaigian, Egitto, Colombia, Birmania, Bangladesh, Cile, Perù, Panama in occasione della XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Mozambico, Madagascar, Mauritius, Thailandia e Giappone. Inoltre, non sono mancate le visite apostoliche in Italia e le visite pastorali presso molte parrocchie appartenenti alla diocesi di Roma. Il pontificato di Papa Francesco, poi, sarà ricordato per la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, oltre che per l’indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, iniziato l’8 dicembre 2015 e terminato il 20 novembre 2016. Durante questo periodo, Papa Francesco ha selezionato circa 500 sacerdoti da tutto il mondo, conferendo loro le sue stesse facoltà di assolvere i peccati che, inizialmente, erano sempre state di stretta ed esclusiva competenza della Sede Apostolica, oltre che uno speciale mandato come predicatori, in conformità a quanto previsto dalla bolla pontificia “Misericordiae Vultus”. Inoltre, con la Lettera Apostolica “Misericordia et Misera” ha prolungato questo ministero straordinario anche oltre il periodo inizialmente concordato.